13 agosto 2011

Il contributo di solidarietà sui redditi elevati, ennesima espressione di una politica fiscale iniqua e senza idee

Al momento in cui scrivo, sembra imminente l’introduzione di un “contributo di solidarietà” sui redditi (medio)alti, pari al 5% sopra il 90 mila euro, e al 10% sopra il 150 mila euro annui. Si tratta di una misura draconiana, che di fatto comporterà l’innalzamento (per qualche anno?) dell’aliquota Irpef al 48 o al 53 per cento, a carico di pochi soggetti (circa l’1 per cento dei contribuenti), perlopiù managers, dirigenti, professionisti, calciatori e poco altro. Credo che la misura abbia elevate probabilità di passare, essendo spendibile politicamente senza far perdere consenso, visto che lascerà inalterata la posizione del 99 per cento dei contribuenti,  e potrà essere sostenuta con considerazioni etico-moralistiche e con slogan del tipo “anche i ricchi paghino” o “chi più ha più contribuisca”.

Si tratta però di un prelievo fortemente iniquo, almeno per due ragioni: intanto, perché nell’immaginario collettivo passerà come una sorte di imposizione straordinaria di tipo patrimoniale, ma andrà invece a colpire i redditi già dichiarati e tassati in una misura che è  già oggi tra le più elevate al mondo. Anziché avere il coraggio di introdurre una qualche forma di imposizione o sovra imposizione patrimoniale (ad esempio e per iniziare sugli immobili), che avrebbe una base imponibile molto più ampia, e quindi una incidenza individuale accettabile (ma avrebbe scontentato un maggior numero di soggetti),  si preferisce – come al solito – colpire delle nicchie di contribuenti, che questa volta votano ma sono assolutamente minoritarie.

Il secondo argomento che milita in senso contrario a prelievi di questo tipo, è la loro iniquità rispetto alla diffusa evasione sui redditi. Chi evade non potrà che compiacersi della propria evasione, e troverà ulteriori convincimenti per restare nell’ombra. Questa considerazione rafforza la preferenza per un’imposizione di tipo patrimoniale, che almeno avrebbe il pregio di tassare anche redditi formatisi in evasione a costituire patrimoni.

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13 Commenti a “Il contributo di solidarietà sui redditi elevati, ennesima espressione di una politica fiscale iniqua e senza idee”

  1. Giuseppe Gargiulo scrive:

    Caro Dario,
    Montale diceva: “Non domandarci la formula che mondi possa aprirti……Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”….ebbene la manovra “balneare” varata da questo governo mi fa capire, limpidamente, chi non sono e cio’ che non voglio. E’ uno schifo questa tassazione addizionale che hanno aggiunto sui redditi (gia’ tartassati) dei soliti noti. Io non ha mai creduto alle frasi ad effetto, alle presunte grande visioni culturali del nostro Ministro della Economia (a cui troppi, colpevolmente o per ignoranza, hanno strizzato l’occhio in questi anni ) ed alle sue affabulazioni retorico-millenariste. Ho sempre creduto alle analisi serie e documentate, quelle che costano fatica, analisi di dati ed elaborazione di teorie verifcabili. Ho sempre diffidato da certi slogan del nostro Ministro, evocativi di chissa’ quali grandi visioni culturali, ma che celano dietro, in realta’, solo un grande vuoto di conoscenze tecniche, in cui si vuole apparire come “grande pensatori” senza avere, pero’, la voglia ed il tempo di sopportare la fatica di studiare. In questo vuoto culturale, ne e’ uscita fuori la solita manovra balneare che colpisce i soliti noti. Certo un decreto di urgenza non era la sede per fare una riforma fiscale, dovendo recuperare gettito nell’immediato, ma come dici tu, e come scritto da tutti i migliori economisti tributaristi, e come percepibile anche al buon senso economico di tutti, se vi era l’esigenza di fare gettito nell’immediato con un contributo speciale di solidarieta, sarebbe stato certamente piu’ equo ed efficiente pensare ad altre forme di tassazione (tipo una patrimoniale) …ma non vale la pena aggiungere e’ un film gia’ visto e soprattutto gia’ prevedibile

  2. Andrea Ragazzo scrive:

    Il testo letterale del D.L. 138/11 (art. 2, 1° co.) certamente non brilla di chiarezza. Tuttavia, l’interpretare il “contributo” questione come percentuale integrativa dell’aliquota IRE che attualmente grava sull’ultimo scaglione di reddito (i.e. 43%+5% oppure 43%+10%), credo determinerebbe un onere davvero eccessivo, forse anche oltre le stesse aspettative di gettito degli analisti ministeriali. La corretta interpretazione o modalità di applicazione del neo istituito contributo credo possa giungere dal 2° periodo contenuto sempre nel 1° comma del citato art. 2. In particolare, la previsione di considerare il “contributo” quale “onere deducibile” ex art. 10 Tuir, indurrebbe a considerare un’applicazione stand alone delle percentuali di che trattasi (5% e 10%), prescindendo cioè dalla predetta aliquota del 43%, alla stregua di un qualunque altro “onere deducibile”, la cui base di commisurazione tuttavia è rappresentata dal medesimo “reddito complessivo” (art. 8 Tuir) al lordo degli “oneri deducibili” (elencati sub art. 10 Tuir, a cui ora si aggiunge appunto il “contributo di solidarietà”).In altre parole, pare di comprendere che il “contributo” in questione viene sì sottratto alla ricchezza del contribuente ma poi di fatto “restituito” sotto forma di “onere deducibile”, determinando quindi una minore base imponibile da tassare. Ove corretta tale mia lettura, considerando un reddito a lordo degli oneri deducibili (per semplicità di calcolo, supponiamo pari a zero quegli “ordinari” di modo che risulti, quale unico onere deducibile, appunto il “contributo” in argomento) pari a 170 mila euro, genererebbe dunque un “contributo di solidarietà” pari solo a 5 mila euro; questi ultimi, in quanto “onere deducibile”, condurrebbero alla determinazione di un “reddito complessivo netto” di 165 mila euro, da tassare con le consuete aliquote progressive dal 23% al 43% (art. 11 Tuir), con un onere fiscale finale pari complessivamente a 64.120 euro. In assenza del contributo, il reddito complessivo da tassare sarebbe pari a 170 mila euro, con un onere fiscale finale pari complessivamente a 66.270 euro, maggiore quindi di 2.150 euro rispetto alla situazione in cui si “contribuisce” (di fatto, 2.150 euro altro non sono che il 43% dei 5 mila euro di “contributo”). Da una siffatta analisi, sempre se corretta, possiamo trarre la seguente conclusione: il contribuente che sarà chiamato al temporaneo versamento del “contributo di solidarietà” vedrà parzialmente restituirsi dall’erario il medesimo contributo sotto forma di minore IRE (nell’esempio sopra illustrato, a fronte di un contributo di 5 mila euro la “restituzione” erariale risulterà pari a 2.150 euro, con un maleficio netto sulla disponibilità di reddito pari a 2.850 euro).

  3. Dario stevanato scrive:

    Pare anche a me che sia così, il mio post e’ stato scritto il 12 agosto, prima del cdm e prima che la norma venisse diffusa. Rimane fermo, almeno per me ,il giudizio critico per un prelievo che si concentra sull’1 per cento di contribuenti che già dichiarano redditi soggetti ad aliquote piuttosto elevate, e che con il contributo salgono ancora. Ripeto: non era meglio provare a tassare una buona volta i patrimoni, che nella ns. Società determinano lo status di un individuo, nel senso che ne misurano il benessere economico? Larga base imponibile, aliquote molto basse, gettito significativo, tassazione anche per chi, evadendo, si e’ fatto un patrimonio…non mi sembrano vantaggi da poco..certo bisogna impegnarsi in una seria progettazione normativa, ma qui gli slogan – per quanto efficaci – non bastano più ..

  4. Raffaello Lupi scrive:

    Rendere il contributo un onere deducibile? Ma non è una partita di giro? A che serve? Qual è il senso? Ha senso far dedurre fiscalmente un onere contributivo, o un onere fiscale diverso, ma non un aggravio omogeneo al tributo da cui si deduce!! Facciamolo più basso e amen. Oppure restituiamolo domani, come l’eurotassa, nella logica del prestito forzoso. Che dopotutto ha funzionato (fu restituita effettivamente, se ben ricorso, anche a me). Oppure aumentiamo l’IVA, che si distribuisce meglio anzichè sulla povera platea dell’1 percento di sfigati, che non è affatto rappresentativo della ricchezza vera.

  5. Raffaello Lupi scrive:

    Capisco pure che la politica è comunicazione, ma quando diventa “solo comunicazione” c’è un problema!

  6. Giuseppe Gargiulo scrive:

    Oltre al contributo di solidarieta’ mi sembra che ci siano anche altri aspetti della manovra fiscale da non sottovalutare nel dibattito pubblico ….per chi fosse interessato a qualche dato per riflettere …http://www.nens.it/_public-file/Manovra%20estiva2.pdf….http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002503.html

  7. marco scrive:

    “Le tasse sono eccessivamente alte e, a volte, illecite” (estratto dal numero 25 del documento “Instrumentum laboris” della seconda assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, letto da Papa Benedetto XVI in occasione della visita effettuata in Africa nel 2009).
    Possiamo allora a ragion veduta dirci oggi anche noi appartenenti al continente africano ?

  8. franco gamboni scrive:

    Tutti i partiti politici sono responsabili per il disastroso debito pubblico.Necessita un prelievo forzoso al quale tutti dobbiamo partecipare,del tipo per entrare in Europa,oppure 4 ore di una giornata lavorativa(si possono rastrellare subito parecchi euro)così pagherebbero tutti,lav.dipendenti,autonomi,artigiani,commercianti.Poi si debbono considerare i costi della politica(100 senatori come per gli USA,possono andare bene anche per noi e tutti i privilegi!!!)

  9. Alessandro Cerracchio scrive:

    E bravi tutti questi commentatori…faccio un copia-incolla dell’art. 53 della Costituzione:
    Art. 53.
    Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
    Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

    Purtroppo per Voi sono un ingegnere elettronico docente di elettronica in scuola superiore statale e dunque sono come il biscotto ritz: dolce da una parte e salato dall’altro ossia: ho le capacità intellettive per interpretare le opinioni degli altri ma posso testimoniare in prima persona la PERSECUZIONE

  10. Alessandro Cerracchio scrive:

    E bravi tutti questi commentatori…faccio un copia-incolla dell’art. 53 della Costituzione:
    -Art. 53. Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività. -Purtroppo per Voi sono un ingegnere elettronico docente di elettronica in scuola superiore statale e dunque sono come il biscotto ritz: dolce da una parte e salato dall’altra, ossia: ho le capacità intellettive per interpretare le opinioni degli altri ma posso testimoniare in prima persona la PERSECUZIONE nei confronti dei deboli come CERTE TIPOLOGIE di lavoratori quali gli insegnanti…PROGRESSIVITA’ NON E’ PROPORZIONALITA’ e dunque esistono SCAGLIONI di reddito che regolano l’IRPEF ( Altrimenti sarebbe sufficiente avere un unico scaglione…più guadagni più paghi in modo semplicemente proporzionale ) e allora Vi domando…Perchè in Costituzione non ci si accontenta di proporzionalità ma si parla di PROGRESSIVITA’? Semplice…Supponiamo che una persona guadagni 10 euro e un’altra 100 e che la tassa fosse costante e unica 20%. Il risultato finale sarebbe 8 euro netti al primo e 80 euro netti al secondo.Dunque quest’ultimo ha 72 euro da spendere più del primo. Se gli stipendi equamente raddoppiassero per qualche motivo il primo passerebbe a 16 euro netti ma il secondo passerebbe a 160 euro. Tutto corretto da un punto di vista dell’equità? NO! Perchè adesso il secondo HA BEN 144 EURO DA SPENDERE PIU’ DEL PRIMO!!!!In definitiva, il solo principio della proporzionalità non corregge il fenomeno della forbice che si allarga, rendendo di fatto ancora meno competitivi in ordine di spesa quelli che partono già più svantaggiati. Se allora Vi ho convinto sull’importanza della progressività Vi chiedo: La minima 23% e massima 43% sono progressioni CORRETTE?….Udite, udite…dal 1992 al 1997 SAPETE QUALI ERANO GLI SCAGLIONI? MINIMA 10% e massima 51%!!!!!!!!!Per quanto prima ampiamente dimostrato sbagliavano i Governi di allora o sbagliano quelli contemporanei?? Io dico che quelli di prima sbagliavano perchè si fermavano al 51%!!! Se la matematica non è un’opinione LA PROGRESSIVITA’ NON PUO’ ARRESTARSI ALTRIMENTI NON E’ PIU’ PROGRESSIVITA’ e si trasforma in semplice proporzionalità!!!Dunque, esistendo un criterio di MINIMO guadagno, scendendo al di sotto del quale è lecito parlare di SFRUTTAMENTO, dovrebbe per logica pura esistere L’UGUALE CONTRARIO ALLO SFRUTTAMENTO CHE SIA IMMORALE PARIMENTI ossia l’essere PAGATO ECCESSIVAMENTE PER QUELLO CHE SI FA!!!( a tal proposito la Costutuzione recita: -Art. 36.
    Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
    La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.
    Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.-)
    E quale parola dovremmo allora usare per questo fenomeno DI ECCESSIVO GUADAGNO che sia appropriata? NON ESISTE PERCHE’ NESSUNO HA PENSATO DI DEFINIRLA!!!!Se allora il guadagno può LECITAMENTE CRESCERE INDEFINITAMENTE,PER QUANTO FINORA DETTO E DIMOSTRATO, LE ALIQUOTE IRPEF DEVONO LECITAMENTE CRESCERE ANCH’ESSE PARIMENTI FINO ALMENO AL 90%!!!QUESTA NON E’ UN’OPINIONE…E’ MATEMATICA!!!! In definitiva Vi dico che la cosiddetta TASSA DI SOLIDARIETA’ LA STANNO PAGANDO ALL’INCONTRARIO I MENO ABBIENTI VERSO I RICCHI DA PARECCHI ANNI A QUESTA PARTE e dunque ALTRO CHE INCREMENTO DELLA TASSA DEL 5% SOPRA I 90000 EURO e 10% SOPRA I 150000!!!VERGOGNA! Reintegriamo le CORRETTE ALIQUOTE COSTITUZIONALE E NON DI SOLIDARIETA’ PERCHE’ TALE TERMINE E’ IMPROPRIO…e se Casini afferma che uno che guadagna 4000 euro netti non ha chissà quale ricchezza.. allora io che ne guadagno netti con moglie e figlia a carico, da docente laureato, 1770 SONO ALLORA PROPRIO UN PEZZENTE!!! Però…POSSONO PERMETTERSI DI NON RICONOSCERMI GLI SCATTI DI ANZIANITA’ ( circa 1500 EURO L’ANNO PER TRE ANNI OGNI VOLTA CHE C’E’ LO SCATTO )perchè IO DEBBO CONTRIBUIRE A RIDURRE LE SPESE DELLO STATO….MA NON BASTA …L’ULTIMISSIMA NOVITA’ è che STUDIANDO HO SOLO PERSO TEMPO…NON POSSO RISCATTARE GLI ANNI DI LAUREA!!!!ITALIANI APRITE GLI OCCHI…QUI TUTTI, DESTRA, SINISTRA E CENTRO VOGLIONO CANCELLARE LE NOSTRE INTELLIGENZE!!!

  11. monica scrive:

    Buongiorno a tutti, capisco l’amarezza dei laureati ma non sono daccordo. Trovo TOTALMENTE ingiusto invece il recupero dell’anno del militare. La laurea e’ stata una scelta, l’anno di militare un’imposizione. Piu’ che altro considero ingiusta la retroattività di questa manovra. Stimo gli insegnanti (anche se purtroppo in ogni scuola c’e’ una minoranza di veri e propri incapaci e nonostante questo e’ impossibile licenziarli) perche’ non c’e’ il coraggio di dire che sono tantissimi quelli che danno lezioni private in nero a prezzi esorbitanti? Tantissimi italiani sono stufi di aprire gli occhi…..hanno ben chiara la situazione, che siano i POLITICI, gli attori, i cantanti i calciatori, gli intellettuali, a darci il buon esempio….

  12. giuseppe scrive:

    Gentile Dr. Stevanato, mi consenta di chiederLe: ora che il contributo di solidarietà è stato cancellato per il settore privato e mantenuto per il settore pubblico, continuerà Lei a prospettare le Sue corrette osservazioni?
    La logica suggerirebbe di sì, visto che la “iniquità” è oggi ancor più vistosa.
    Ma ne dubito, posto che è difficile trovare di questi tempi “paladini” dei dipendenti pubblici: categoria (quella dei pubblici dipendenti) di cui, peraltro, quasi tutti hanno preso l’abitudine di “sparlare”, senza saper distinguere tra pubblico (per esempio: il dipendente statale) e pubblico (per esempio: il dipendente della Regione siciliana o quello di una Authority).
    Grazie!

  13. Raffaello Lupi scrive:

    Beh…poi è finita così, una mediazione a 300 mila euro…su che dopotutto una mano d’aiuto mediamente oltre 300 mila euro la si può dare…poi il contributo è deducibile…ma mi chiedo a che serve una partita di giro?…cioè non era meglio la metà, ma indeducibile. paga e amen. Oppure un prestito forzoso tipo eurotassa? Una ragione ci sarà forse, ma mi sfugge.

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